Today Is The First Day Of The Rest Of Your Life

Obama_44

...e così è “andata”. Era un sogno, un’utopia, un’ipotesi improbabile. Poi si è trasformata in una possibilità, un’eventualità anche se remota, un’opzione che si poteva considerare, con un po’ di azzardo.

Ora è realtà. Realtà che si può toccare, ascoltare, pensare ed esprimere a parole, con termini precisi e definiti.

“Eletto”.
“44° Presidente degli Stati Uniti d’America”.
“Maggioranza schiacciante”.
“Vittoria”.

Ed ora, comincia il bello?
Adesso ci sarà la “luna di miele” con gli elettori?

Francamente, non credo. Questa non è stata una campagna elettorale come le altre, i temi non erano paragonabili ad altri affrontati, per intensità e congiuntura. L’Iraq, l’Afghanistan, Al-Quaeda di fatto “dormiente” ma ( probabilmente) non sconfitta, l’Iran che fa la voce grossa a corrente alternata ( ed il grosso dubbio che rimane è: Ahmadinejad è un “genio” della strategia della tensione, o un semplice pazzo fanatico? ), la Russia che ( e lo ha dimostrato ancora
oggi ) ha sempre più voglia e mezzi per tornare ad essere “l’altra” superpotenza.

E questo solo per l’estero.

In patria, Barack Hussein Obama, o “Mr. President”, come dovrà abituarsi a sentirsi chiamare, dovrà fare i conti con ostacoli ben più insidiosi.

Il paese è in recessione, se non “tecnicamente”, certo “di fatto”; l’economia affronta il suo peggior momento dal 1929 ( e già non si contano più le occasioni in cui è stata pronunciata la magica espressione “new deal” ), la produzione ristagna, le banche crollano ( non so voi, ma io al solo sentire le cifre del crack Lehman Brothers, ho ripensato con “nostalgia” allo scandalo Enron...roba da brividi ) e trascinano con sè i risparmi, i sogni e le vite di decine, di centinaia di migliaia di persone; la classe media, spina dorsale dell’America che galoppava economicamente e non solo, è prostrata, sconvolta, sfiduciata e non vede un futuro nè un orizzonte.

Insomma, non c’è tempo. Non c’è tempo per “acclimatarsi”, non c’è tempo per “imparare” ( ahi, quanto si rivelerà utile il vecchio Joe Biden in questa circostanza...), non c’è tempo per i tentativi.

La situazione richiede mano ferma e decisioni pronte; a tutto ciò aggiunto il “debito di sogni” che l’ex senatore dell’Illinois ha contratto (spero per lui, ma ne sono abbastanza convinto, in piena coscienza...) con gli elettori statunitensi: una campagna elettorale a suon di “yes, we can” e di discorsi che incitavano a scegliere la speranza, a non lasciarsi andare alla paura, non passa senza lasciare il segno.

E se la prima e più immediatamente identificabile conseguenza di questo “patto” è per l’appunto la vittoria elettorale, quella “sotterranea” e fondamentale, che dovrà essere misurata sulla lunga distanza, è proprio l’aspettativa che si è venuta a creare negli americani ( e non solo, come
già si è visto , in diverse dichiarazioni rilasciate in tutto il mondo) riguardo a ciò che il presidente potrà fare per migliorare la loro vita.

Insomma, come nei migliori casi storici, la corona pesa, e parecchio, sulle tempie del re.

Solo il tempo saprà dire se esse saranno abbastanza salde da reggerla.

Stay Tuned...
Mr.Frost

P.S. Di buon auspicio, direi, un passaggio del discorso del neo presidente a Chicago dopo l’elezione:
(...) giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani,
neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d’America, gay, eterosessuali, disabili e non
disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo
mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati
Uniti d’America
.” . Se questo è l’inizio, c’è una gran bella atmosfera...

P.P.S ( Ritorna il concorso: indovina la citazione del titolo e vinci la bambolina di pezza virtuale...venghino, siori, venghino...
smiley_laugh ).