Standard e aperture mentali....
12/03/08 11:39 Archiviato in:Internet...
Alzi la mano chi non apprezza gli standard tecnologici...ok, quest'ottanta per cento dei presenti può riabbassarla... (scherzo...)
Limitando a quest'ambito la definizione, è evidente che gli standard sono una delle poche cose che ci salva sistematicamente dall'esaurimento nervoso ogniqualvolta utilizziamo un apparecchio "tecnologico" (tecnologia a qualunque livello di complessità, beninteso...).
E prescindendo dalla teoria e dalla filosofia, che distinguono fra standard veri e propri, coordinati, codificati e le cui specifiche sono stabilite a tavolino (es. HTML, CSS, XHTML), e standard "de facto", diventati cioè tali per semplice utilizzo massivo (chi meglio di .mp3 e .doc può spiegare?), gli standard comunque ci semplificano la vita.
Fanno sì che, quando vogliamo scambiare la foto del cane o del figlio neonato, o il video appena scaricato da YouTube del tizio che si fa malissimo facendo il figo, con il cellulare di amici/colleghi/parenti, non ci dobbiamo preoccupare di righe di codice, stringhe di inizializzazione modem, propagazione di onde radio o altre astrusità fisico-tecniche: semplicemente, si attiva una funzione del nostro apparecchio, pigiando al massimo due/tre pulsanti, et voilà.
Gli standard sono quelli che fanno sì che possiamo passare all'amico il disco spettacolare o il film da vedere assolutamente, in una qualità perfettamente aderente all'originale, e che ci consentivano di farlo già decenni fa ( con perdita di qualità ) per audio e video.
Sono quelli che ci pemettono, quando riceviamo un'email testuale o un SMS, di dedicarci esclusivamente a decifrare in che cavolo di pseudoitaliano il nostro interlocutore abbia scritto, e non quale codifica del testo abbia utilizzato.
Viva gli standard, sempre e comunque, allora? In linea teorica, certo...ma tra il dire e il fare c'è di mezzo "e il" (grandi Elio e le Storie Tese).
Ed ecco che nel nostro meraviglioso mondo di sole, amore ed interconnessioni immediate e senza problemi con chiunque, irrompe la dura realtà, sotto forma di due aberrazioni tipiche : la cattiva applicazione degli standard stessi, o il loro voluto non supporto, e la scarsa apertura mentale di chi li adopera.
Per ciò che riguarda il primo punto, beh, c'è poco da dire: la cattiva implementazione degli standard, o la loro totale mancata implementazione, addirittura, fa sì che i danni siano di gran lunga superiori ai vantaggi. Questo perchè, oltre a determinare l'incomunicabilità tra dispositivi, introduce nell'utente l'ancor più pericolosa "false confidence": la sicurezza infondata nei propri strumenti, e nel supporto che la tecnologia può garantirgli in caso di necessità.
Esempio banalmente terrificante: non tutte le lastre mediche digitali ( i file da cui poi volendo si possono estrarre le stampe classiche, ma che vengono utilizzati anche a sè ) sono come si dice "cross-platform", ovvero compatibili con più sistemi operativi (leggi: S.O. diversi da Windows...o da alcune versioni specifiche di Windows...). Inutile proseguire con la trama, la problematicità degli sviluppi è evidente, direi...
Ma senza arrivare a questioni di vita o di morte, rimanendo in ambito "banalmente" lavorativo...siete sicuri che i dati, i vostri preziosissimi dati su cui avete speso ore ed ore, siano cross-platform o addirittura cross-version? Che succederebbe se la vostra meravigliosa presentazione Web dell'ultimo, fighissimo progetto, che potrebbe portare al vostro studio tanti soldi da dover assumere qualcuno per contarli, e a voi un avanzamento di carriera stile "piante di ficus" di fantozziana memoria, non dovesse funzionare sul computer della sala riunioni? Magari perchè il browser installato non è lo stesso del vostro portatile, o perchè è un'altra versione, ed interpreta i dati in maniera differente?
(Questo spiega il VERO motivo del boom delle chiavette USB a capacità sempre maggiore...ne prendo una da 8 GB perchè il progetto pesa 4 MB, ma il resto mi serve per metterci i programmi da installare...
Più complesso, e per certi versi complementare, il problema dell'apertura mentale da parte dell'utilizzatore.
Assodato che il mondo delle interconnessioni perfette e della compatibilità totale al momento è un sogno irrealizzabile ( e tanta parte hanno in questo pure e semplici politiche speculative commerciali, che approfittano di posizioni dominanti per ignorare gli standard o imporne di propri ), che fare per essere sicuri di poter lavorare sempre e comunque al massimo, e di consentire agli altri di fare lo stesso?
Non potendo avere sempre con sé le proprie macchine, e non potendo pretendere che gli altri si adeguino alle nostre scelte hardware/software, si tratta solo di collaborazione e coordinamento.
Già, tutto qui...
Può un laboratorio di informatica, magari di livello universitario, definirsi tale senza un supporto ad almeno i tre sistemi operativi principali attualmente in uso?
La risposta, ognuno la dia tra sé e sé.
Può un professionista non curarsi delle esigenze tecniche del cliente? Avete mai avuto a che fare con gente che ragiona così: io ho i miei metodi e i miei mezzi, quindi tu devi adattarti senza possibilità di scampo alla situazione? Se qualcuno ha risposto sì, so già cosa risponderebbe alla domanda: l'avete considerato un PROFESSIONISTA?
L'esistenza di standard più o meno validi, universalmente accettati e diffusi, non dovrebbe mai farci perdere di vista il fatto che non siamo nel mondo di marzapane...questo in misura tanto maggiore quanto dalle nostre scelte e dalla nostra apertura mentale dipende il buon lavoro degli altri, e perchè no, la riduzione della nostra ed altrui fatica nello svolgerlo.
Stay Tuned...
P.S. Un grazie a Desktop Tales per essere, assieme a The Joy of Tech, la miglior "bocca della verità" su tutto ciò che riguarda il fittissimo e complesso rapporto tra informatica, tecnologia e costume...
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