L'opportunità dell'inopportunità
La schizofrenia dell’accoglienza.
Sono anni, forse decenni a questo punto, che diciamo che gli immigrati ci servono.
Attenzione: non che gli immigrati sono un fatto incontrovertibile, con cui bisogna fare i conti, perché l’immigrazione nell’anno domini 2008 segue dinamiche e dipende da “molle” talmente più grandi e globali dei nostri orizzonti nazionali che pensare di opporvisi è utopico e irrealistico.
Che ci SERVONO.
Gli immigrati hanno, negli ultimi anni, compensato la nostra scarsa crescita demografica, alimentato e supportato il nostro mercato del lavoro, occupato posizioni nel suddetto mercato che noi non volevamo occupare per una distorta sensazione di “superiorità” (lavori manuali nel novantanove per cento dei casi, che però spaziano dal generico “operaio più o meno specializzato” da catena di montaggio, all’iperspecializzato “operatore zootecnico”, profesione che nel nord-nordest, dov’è diffusissima, è appannaggio quasi esclusivo degli indiani).
Eppure ogni volta, quando si tratta di sancire LEGALMENTE ciò che tutti perfettamente conosciamo, o dovremmo conoscere, quando si tratta di mettere nero su bianco la realtà, ecco che si fa un bel passo indietro ed escono fuori le proposte e le posizioni più assurde e retrograde possibili.
E dunque, nell’ordine casuale:
1) Il permesso di soggiorno a punti. Come la patente, dirà qualcuno...come le raccolte dei supermercati, aggiungo io. Se si commettono reati, i punti vengono scalati (sarebbe interessante sapere quanti in base a quali reati...tutto un meraviglioso mondo di possibilità ci si apre dinanzi: diatribe infinite, scontri epici e puntate fiume di Porta a Porta sul tema “Lo scippo vale tre punti, se con il motorino quattro, ma se la vittima ha più di sessant’anni dovrebbe mica valerne sei?” ). Se i titolari di questa singolare specie di “patente di italianità” (intesa, Dio ne scampi, non come piena fruizione di diritti civili e politici, bensì come “tolleranza” alla presenza sul patrio suolo) faranno i bravi bambini, avranno il “privilegio” di continuare a contribuire sostanzialmente al nostro PIL, e forse, chissà, un domani anche un frullatore ad immersione.
2) L’esame per accertare la conoscenza dell’Italiano da parte degli immigrati in età scolare. Ora si dà il caso che, mentre i geni assoluti (ironico, casomai qualcuno avesse dei dubbi) che oggi partoriscono queste innovative teorie didattiche facevano dell’altro, chi di didattica se ne intende perchè la studia da anni, arrivava alla conclusione che, pensate un po’, “la conoscenza dell’italiano non deve essere utilizzata come criterio per il posizionamento nella classe”. Ohibò. D’altra parte, è così assurdo pensare che le capacità scolastiche e di apprendimento possano prescindere dalla conoscenza della lingua? E che questa conoscenza debba essere posta come obiettivo di apprendimento “strumentale” e non assoluto, in un’ottica mirata all’integrazione oltre che ai risultati strettamente scolastici?
Insomma, la differenza apparentemente incolmabile tra teoria e pratica si palesa sempre in questi momenti, quasi a ricordarci che c’è una parte di noi, viscerale, coscientemente ignorata, che prende il sopravvento quando si tratta di concedere ad altri ciò che sentiamo nostro di diritto, sia esso la cittadinanza, i diritti ad essa connessi, o più semplicemente (e assai più drammaticamente) la possibilità di migliorare la propria vita partendo “alla pari” con noi.
Chiusura rapida (manco tanto), con una poesia a mio avviso illuminante su molti fronti, come solo le grandi poesie sanno essere, ed inaspettatamente anche su questo:
Aspettando i barbari
di Kostantinos Kavafis
Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi arrivano i barbari.
Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?
Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori
Quando verranno le faranno i barbari.
Perché l'imperatore s'è levato
così per tempo e sta solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?
Oggi arrivano i barbari.
L'imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l'offerta d'una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.
Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei ceselli tutti d'oro e argento?
Oggi arrivano i barbari
e questa roba fa impressione ai barbari.
Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?
Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.
Perché d'un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti seri!)
Perché rapidamente e strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?
S'è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.
E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.
Stay Tuned...
Mr.Frost