Un Oscuro Scrutare

A_Scanner_Darkly_2.sized.jpg

Stavo riguardandomi “A Scanner Darkly” ...il quale, oltre ad essere un gran bel film, una notevolissima “palestra” di innovazioni tecniche ed una eccellente trasposizione dell’opera omonima di quel geniaccio di Philip K. Dick, contiene parecchi spunti interessanti sul mo(n)do in cui viviamo (tutta la buona fantascienza lo fa, l’ha sempre fatto....).

Una frase, specialmente, mi accende ogni volta la proverbiale lampadina: “Viviamo in una società della dipendenza”.

In effetti, è piuttosto vero, sotto diversi aspetti e in molteplici sensi...

Viviamo circondati da bisogni indotti (da chi e perché è fin troppo facile capirlo, nella maggioranza dei casi), l’analisi dei quali rischia di scivolare in un moralismo dalla cui frequentazione oggi volentieri mi astengo...

...e da bisogni reali, assai più drammatici perché improcrastinabili e perché, in fin dei conti, in un mondo migliore non dovrebbero esistere.

La fame, la sete, la mancanza di luoghi decenti in cui vivere, di istruzione, di pace, di condizioni elementari di uguaglianza e giustizia sociale (e propriamente detta), di cultura (cosa assai diversa dall’istruzione), di prospettive, della verosimile possibilità di migliorare le proprie condizioni grazie al proprio lavoro, di un futuro...sono bisogni la cui impossibilità di realizzazione è data da...da...

...dai mezzi tecnici inadeguati? No.
...dalle risorse insufficienti? No.
...dal destino cinico e baro? No.

E’ data da disegni politici ed economici - no, più propriamente affaristici - che mirano a trarne un vantaggio, poiché la presenza di questi bisogni è sfruttabile in molte maniere...insomma, è data dalla precisa volontà di indurre questi bisogni per ciò che comportano e che ad essi consegue.

Strano come la differenza tra i due tipi si assottigli, se solo ci si mette un po’ di sbieco a guardarli, no?

Stay Tuned...
Mr.Frost