Giornate piovose in arrivo...

...niente di meglio che un bel libro...
Bell'idea, questa di Anobii...ci metterò una vita ad aggiungerli tutti, ma tant'è...
Stay Tuned...
Mr.Frost
PS. Magari, col tempo, riuscirò a ricostruire delle date di fine lettura verosimili
Spread The Word

Due dissidenti iraniani in esilio, che preferiscono (per evidenti motivi) firmare con lo pseudonimo Payman&Sina, hanno “hackerato”, con il consenso dell’autrice, Persepolis, trasformandolo in un sorta di efficacissimo mix tra l’informazione e lo strumento di protesta contro i brogli nelle elezioni iraniane e la violentissima repressione ad esse seguita.
E’ così nato Persepolis 2.0, ennesima prova di coraggio e tenacia di un popolo da troppo tempo tenuto sotto scacco da una pericolosa commistione tra dittatura “classica” a base politico-militare e teocrazia.
Consiglio caldamente la lettura, per farsi un’idea di cosa stia succedendo non troppo lontano da noi (ma esiste ancora un posto che possa definirsi “lontano”?...).
Stay Tuned...
Mr.Frost
P.S. Come “vantaggio a latere”, c’è l’ennesima prova di come certe forme di arte e cultura, normalmente (ed ottusamente) ritenute “minori” o “secondarie”, possano svolgere la più grande delle funzioni dell’arte, lo stimolo dell’intelletto umano, al meglio delle possibilità.
P.P.S. Grazie ad Internazionale, possiamo leggere direttamente l’opinione di Marjane Satrapi sui recenti sviluppi della “politica” interna del suo paese.
Se non ti attaccano, non sei nessuno...

Anche Twitter è rimasto vittima di un attacco informatico....piuttosto pesante, e dalle motivazioni politiche internazionali decisamente “imponenti”.
In pratica, pare che l’attacco sia partito dagli apparati informatici dell’Intelligence russa, con l’obiettivo di bloccare ed estromettere dal sistema uno specifico utente: Cyxymu, “colpevole” secondo l’apparato di spionaggio di Putin di diffondere troppo notizie “incontrolate” sulla situazione caucasica.
Come è ormai noto, il rapporto dell’attuale presidente russo con la stampa indipendente è, per così dire, problematico.
Inutile menzionare qui nuovamente gli svariati casi di controllo dell’informazione da parte del regime, oltreché la pessima fine toccata a diversi giornalisti “non allineati”.
Ma ciò che mi ha fatto riflettere, è come ancora una volta i media generalisti approccino la rete ed i suoi “fenomeni”.
Twitter, così come Facebook, Google, MySpace, Skype, acquistano dignità giornalistica “classica” solo in due casi: quando diventano fenomeni di massa talmente ampi da non poter essere più ignorati (ed anche in quei casi, corrono seri rischi di essere confinati entro articoli di costume che non ne colgono la reale portata e li riducono a “fenomeni da ombrellone” ).
Oppure quando sono vittima di attacchi informatici eclatanti, i più vistosi dei quali sono, ovviamente, il DoS ed il defacement.
E’ come se, in virtù di una curiosità a metà tra la passione morbosa stile cronaca nera e la schadenfreude, l’importanza di un sito o servizio sia direttamente proporzionale solo alla portata degli attacchi da esso subiti, e misurabile solo tramite essi.
Il defacement è diventato dunque uno status symbol? L’attacco informatico è forse la consacrazione definitiva di un servizio? Se ti attaccano, sei “arrivato”?
Un malfunzionamento di Skype, ed è subito caso; un baco trovato nell’intoccabile Google basta a rendere “famoso” un fino ad allora misconosciuto al grande pubblico ricercatore italiano, Federico Calzolari (la cosa ancor più triste è che i precedenti achievements del ricercatore in questione, pur brillanti, non abbiano avuto uguale o anche solo proporzionale risonanza).
Siamo davvero arrivati ad un punto in cui solo gli errori fanno notizia? Quando si tratta di Internet, il bizzarro è davvero l’unico metro di paragone? Solo l’uomo che morde il cane è meritevole di attenzione?
Stay Tuned...
Mr.Frost
P.S. L’immagine in testa altro non è se non il logo di uno dei giochi più affascinanti cui abbia mai avuto il piacere di giocare, Uplink.
Unico, vero “simulatore di hacker”, pur romanzato, oltreché meravigliosa possibilità offertaci di vivere in prima persona le atmosfere di uno dei più grandi capisaldi della fantascienza di sempre, l’irraggiungibile Neuromancer.
Le distanze si accorciano....a patto di volerlo.

È che, come sempre, finché le cose non ti trovi a sperimentarle in prima persona, rimangono puri concetti teorici.
Voglio dire, cose come il “rimpicciolimento” del mondo grazie alla tecnologia, il parziale annullamento delle distanze...belle idee, ma finché si utilizza Skype solo per parlare con chi sta ad una decina di chilometri di distanza, se ne apprezza la comodità, ma non se ne comprende la portata.
Ora che il nostro Signore dei Grafi è oltreoceano, e ci starà per un bel po’, vivendoci e non in vacanza, comincio personalmente ad apprezzare davvero Skype.
L’idea di poter comunicare DI FATTO in tempo reale con un amico, nonostante sei ore di fuso orario di differenza ed un oceano (letterale) di spazio a frapporsi, rende possibile, almeno per me, ampliare un po’ quel concetto di “mondo come casa propria” cui penso chiunque sia nato negli ultimi vent’anni dovrebbe poter aspirare.
La possibilità, ora più concreta che mai, di poter davvero ed in un modo “fisico” come non mai vivere il mondo, è troppo ricca per non essere sfruttata a pieno.
Il mondo va girato, visto, toccato, annusato e sentito fino in fondo.
Perché ogni singola esperienza che viviamo, entra inevitabilmente a far parte di noi, come in nessun altro modo.
E, anche solo nella misura in cui ci consente di capire un po’ meglio ciò che ci circonda e gli “altri”, ci rende, comunque, migliori.
Stay Tuned...
Mr.Frost
One (very, very little) step beyond
Questo è il video di presentazione di Google Wave, nuova piattaforma di intercomunicazione presentata da Mountain View, che si propone come obiettivo principe quello di riunire i diversi mezzi di comunicazione attualmente a disposizione di un utente informatico sotto un’unica interfaccia semplice e (si spera) funzionale.
Idea ammirevole, sulla carta, cui personalmente auguro la fortuna che a mio avviso merita.
Questo, invece, è il video ufficiale di presentazione dell’iPhone 3Gs, terza incarnazione del terminale made in Apple.
Novità “under the hood”, come si dice, poco o nulla di visibile ad una prima occhiata, sebbene vi siano novità sostanziali in termini di software (iPhone OS 3.0, lungamente anticipato, è stato il vero fulcro della presentazione).
Ora, la domanda che mi solletica da qualche giorno è questa: Google Wave è una versione evoluta di altri “aggregatori” di mezzi di comunicazione, l’iPhone 3GS è un miglioramento di se stesso senza una vera e propria rivoluzione (anche se per ciò che mi riguarda, aggiunge proprio ciò che mancava a renderlo il mio telefono ideale...), Twitter è un SMS evoluto, Facebook altro non è che la solita community, opportunamente mixata con un’idea che ha almeno una cinquantina d’anni, l’annuario scolastico...
...e allora, in sostanza: la tecnologia può ancora compiere “salti” veri e propri? o piuttosto ci avviamo sempre più decisamente verso un progresso, certo costante, certo gradito, di sicuro (?) continuo, ma sostanzialmente “armonico”, senza “scatti” di alcun tipo?
Insomma, cosa ci aspetta in futuro? Una serie di Facebook, una serie di Multitouch, o invece una nuova Internet?
A voi la palla.
Stay Tuned...
Mr.Frost
P.S. ADORO le connessioni WIFI gratuite degli alberghi!!
Wild Wild Web...

E’ un periodo strano per le informazioni riguardanti Internet.
Da un lato partono campagne che definire oscurantiste è poco, iniziative legislative (ok, è in francese, ma, a parte che basta digitare “HADOPI” e si scatena l’inferno, lo schemino penso sia alla portata di tutti...) che generosamente mi limiterò ad etichettare come improbabili e bislacche (e per tirare fuori il termine “bislacco” mi sono dovuto moderare parecchio...), contornate dal solito sensazionalismo da fruttivendolo (inteso come luogo, eh? mica come categoria! io amo i fruttivendoli...
Ma non è tutto nero... (solo un grigio moooooooooooooolto scuro....).
Infatti, ricordo pochi periodi in cui ci sia stata altrettanta reperibilità di informazioni realmente qualificate su Internet, le sue tendenze, la funzione fondamentale che sta sempre più assumendo in moltissimi campi della nostra vita (si pensi al grid-computing, alla possibilità - in via di sperimentazione - di utilizzare Google trends in funzione di previsione delle epidemie...).
Mi pare interessante come questi due “vertici” - massimo e minimo - coesistano nello stesso momento. Cosa può voler dire?
Beh, un’ipotesi, non molto tranquillizzante, è che il divario tra chi utilizza e comprende il mezzo e chi ne ignora le caratteristiche anche basilari (e non se ne preoccupa più di tanto...) si stia trasformando in una specie di Fossa Delle Marianne...
...complici determinanti deficit infrastrutturali, certo, ma anche una piuttosto evidente volontà di sfruttare questa “sacca” (ottimismo al potere) di ignoranza telematica.
Sì perchè, come si diceva un po’ di tempo fa con EvilMax il problema forse risiede in ciò che ci abituano (con terrificante successo) a considerare “commestibile”, poiché sei ciò che mangi.
Comunque, vorrei lasciare due spunti per la discussione:
Un articolo di Repubblica, che rimanda ad un’interessante studio made in Microsoft sulle abitudini d’uso di Internet
L’introduzione al nuovo libro di Luca Sofri, pubblicata in anteprima su Wred, che a mio avviso fotografa assai bene questo aspetto dello “stato dell’Internet” qui da noi.
A voi la palla.
Stay Tuned...
Mr.Frost
N.B.
Ok, il titolo ha una fonte d’ispirazione assai tamarra...ma mi piaceva, ed il gioco di parole rende sempre bene...
...
...
...
...
...e poi non ne posso più della versione “seriosa” che fa noiosissimi film con Muccino! Rivoglio Il Principe di Bel Air!
La via della pirateria è lastricata di buone intenzioni...

...poi dicono che uno si butta su TPB.
Solleticati dalla recente sentenza contro il tracker svedese, i mass media si sono lasciati andare ad un profluvio di articoli “anti-pirateria” con pochi precedenti...
Qualcuno, peraltro all’interno di un articolo che parla di tutt’altro, si è addirittura meritoriamente spinto a proporre interessanti soluzioni alternative.
A parte le ovvietà quali l’acquisto dei brani dagli store online (interessante la mancata citazione di iTunes, ma forse la notorietà sopperisce...), nelle ultime righe viene sponsorizzata una soluzione apparentemente assai interessante; si cita, infatti, la possibilità di scaricare brani in maniera assolutamente gratuita e legale da un sito italiano, Downlovers.it
Come funziona? Ecco la cronaca di un tentativo effettuato dal sottoscritto di usufruire dell’interessante servizio.
Una volta aperta la homepage del sito in questione, leggo la “dichiarazione d’intenti”:
“Chi sono i Downlovers? Sono
tutti gli amanti della musica che da oggi possono scaricarla in
modo gratuito, legale e sicuro, grazie agli accordi raggiunti con
le principali etichette discografiche.
Questo è il luogo dove i Downlovers si trovano per condividere il
free download dei più grandi artisti italiani ed
internazionali.
Un mondo nuovo, unico e innovativo dove, per la prima volta,
l'amore per la musica unisce legalità e entertainment.
Innamorati anche tu della musica. Benvenuto tra i
Downlovers!”
Non male, no? Ambiziosa, condivisibile
e decisamente promettente.
“Gasato” non poco da questa bandiera del download legale gratuito
con così tanta convinzione sventolata, mi preparo a veder
verificato un mio segreto timore, maturato sulla base delle passate
esperienze avute con siti stile “qui c’è un sacco di musica
fighissima che puoi scaricare gratis”: il catalogo farlocco.
Insomma, c’è un sacco di buona musica legalmente gratuita in
Internet, ma il 99% di questa proviene, facile intuirlo, da artisti
emergenti o di nicchia, che sfruttano la più grande ed accessibile
vetrina del mondo a scopi promozionali.
Ebbene, incredibilmente mi vedo smentito nelle mie pessimistiche
previsioni: il catalogo comprende effettivamente un numero notevole
di “nomi noti”, tra i quali, tanto per citare, figurano Seal, la
giovane rivelazione sanremese Malika Ayane, i nostrani Soundlovers,
i Negramaro, la leggenda blues John Lee Hooker, Santana, Nat King
Cole, Black Sabbath, Offspring, Fabri Fibra...
Insomma, tanti, decisamente eterogenei e per questo in grado di
soddisfare i più svariati gusti musicali.
Pienamente convinto, decido di compilare il form d’iscrizione,
gratuito, per poter accedere ai servizi offerti.
Compilato il suddetto con i classici dati richiesti in questo tipo
d’istruzioni, ritorno alla pagina principale e decido di effettuare
un download di prova.
Oggetto del test: “Senza Fiato” dei Negramaro, accreditata come
bonus track dell’ultimo disco dei salentini, “La Finestra”.
Scopro così che il sistema che consente di mantenere gratuiti i
download è costituito da una classicissima pubblicità, mandata in
streaming durante lo scarico medesimo; un sistema relativamente
poco invasivo, assolutamente non pregiudicante la qualità del file
scaricato e tutto sommato molto “onesto”: la fruizione della musica
è resa gratuita attraverso un sistema trasparente ed
identificabile.
Leggo ed “ignoro” (aka non me ne preoccupo poi più di tanto) la
nota di servizio sul possibile malfuzionamento dei files scaricati,
qualora non si possieda una versione aggiornata di
WindowsMediaPlayer: il tutto a causa del sistema DRM
utilizzato.
In fin dei conti, non ho mai avuto problemi con i files .wma,
utilizzando quello che per efficienza e “a furor di popolo” è
diventato il plugin ufficiale per WindowsMedia su Mac, al punto
tale da essere linkato direttamente da Microsoft nelle proprie
pagine ufficiali.
E qui è sorto il problema...
Sì, perché dopo aver eseguito regolarmente il download del file
(formato .wma), ho avuto la malaugurata idea di volerlo anche
ascoltare...azione che si è rivelata impossibile.
Attenzione, non ho detto molto difficile, o non alla portata di
tutti, bensì impossibile.
Niente da fare, nisba, nada de nada...il file, che X identifica
così...

semplicemente non viene letto da nulla....
Niente QuickTime (nonostante il plugin di cui sopra), niente iTunes
(che pure legge egregiamente i files .wma), niente VLC (vero e
proprio lettore onnivoro), niente persino con Windows Media Player
9 (versione attualmente ultima disponibile sul sito
Microsoft).
Insomma, un file inutilizzabile.
Ora, non tutto su Downlovers è in formato .wma.
Ci sono anche parecchi brani in formato mp3 dichiarato DRM free
(non mi sono preso la briga di verificare, dandola per buona...).
Ma proprio in virtù di questo mi chiedo: che cavolo di bisogno
c’era di utilizzare un DRM proprietario così vincolante?
Perché le potenzialità di una iniziativa così interessante devono
essere ridotte al lumicino, tagliando fuori una fetta sempre più
consistente di potenziali fruitori? Per quale motivo un sito
dovrebbe coscientemente (non valuto neppure l’alternativa
“arroganza”, mi farebbe troppo incavolare...) limitare in questo
modo assurdo ed enorme il suo bacino d’utenti?
Superficialità, direi.
Ancora nel 2009, siamo evidentemente in presenza di webmaster (se
così possiamo chiamarli, con tante scuse ai VERI webmaster...) che
credono che il mondo informatico sia solo Windows ed Explorer: in
un panorama che vede Microsoft sviluppare quasi ogni suo prodotto
di punta (logiche commerciali a parte, vedi appunto WMP e Live
Messenger) anche per piattaforma Apple, in cui la quota di
utilizzatori della Mela, soprattutto su internet, è assai
rilevante, in cui una “scena” (come si diceva una volta...
)Linux sempre
più user-friendly ed accesibile conquista i favori di un numero
crescente di utenti....in questo scenario, c’è ancora chi sviluppa
un servizio sulla base di un DRM del genere.
E si badi bene, non è il caso di Apple, che vincola la gestione di
iPod a iTunes, legando così in una “triade” gli elementi cardine
delle sue entrate musicali (iTunes Store incluso, quindi), con lo
scopo prima di conquistare poi di mantenere quote di mercato che ne
fanno il leader incontrastato.
Si sta parlando di un servizio la cui portata su scala Internet è
definibile come “locale” (aka parecchio ristretta...), che dovrebbe
mirare alla massima diffusione possibile, basando il suo meccanismo
di base sulla pubblicità (pochi utenti = pochi inserzionisti =
pochi soldi per rendere i brani gratis = pochi brani = pochi utenti
e via da capo...).
Insomma, una vera e propria zappa informatica sui proverbiali
piedi.
Che dire, se non che auguro a quelli di Downlovers di non dover mai
cercare di capire perché quote consistenti di fruitori di musica
online non si rivolgano a loro, nonostante, ripeto, l’ottimo
catalogo disponibile...perché ne uscirebbero di sicuro, oltre che
con un gran mal di testa, con una bella botta al proprio orgoglio
“sviluppatore”...
Nel frattempo, per chi facendo parte di quella “insignificante
minoranza” che non usa WMP sotto Windows volesse approfondire
l’argomento “mp3 gratis e legali”, consiglio un bel sito, anche se,
come si diceva sopra, legato ad artisti non proprio
“mainstream”:
Free Music
Archive
Inutile dire che questa è solo una goccia nel mare...chi cerca
trova sempre, e San Google, come al solito, aiuta... ![]()
Stay Tuned...
Mr.Frost
N.B. Sia chiaro che questa NON È una critica a tutto tondo nei
confronti di Downlovers, che anzi reputo comunque un buon sito con
“un’idea di servizio” interessante e meritevole di riconoscimento.
Il nodo, sta nella realizzazione, approssimativa e miope, delle
modalità di fruizione del servizio stesso, ed è servito come spunto
per tornare su un argomento, quello della fruibilità dei contenuti
e del rispetto degli standard, di cui mi ero già occupato in passato...e che resta
purtroppo sempre d’attualità, a mio avviso.
"Confido che ricorderete questo come il giorno in cui avete quasi catturato Capitan Jack Sparrow"

ThePirateBay colpevole.
Questo è dunque quanto emerge dalla sentenza di primo grado emessa da un tribunale Svedese (nazione nella quale “risiedono” legalmente i server del sito).
Che La Baia (nickname con il quale confidenzialmente è indicato il servizio tra gli utenti e gli internauti in genere) chiuda, o subisca un duro colpo nel suo funzionamento, non è una buona notizia.
Per nessuno.
Contrariamente, infatti, a quanto i media generalisti stanno cercando di far passare come verità presso l’opinione pubblica (o per meglio dire, presso quella parte di opinione pubblica che ancora si forma esclusivamente o prevalentemente tramite essi...), l’associazione tra ThePirateBay (d’ora in poi, per comodità ed innata pigrizia del sottoscritto TPB) e la pirateria informatica, audiovisiva, ecc. (barrare la casella d’interesse...) è meno automatica e stretta di quanto venga presentata.
Cerchiamo se possibile di capirne qualcosa di più.
TPB è, in termini brutalmente tecnici, un sito per il tracking di files di tipo .torrent.
Offre cioè un servizio di indicizzazione dei suddetti files, un servizio che li raggruppa e li rende più facilmente rintracciabili.
In pratica, voi andate all’indirizzo del sito, digitate nell’apposita barra di ricerca il titolo di un film, di un disco, il nome di un attore o di un autore, ma anche di un software, ed il sito vi restituisce una serie di risultati tra cui, se siete fortunati, troverete ciò che stavate cercando.
Quando vi si accende la lampadina del già sentito © , fate un fischio.
Ora andate su questo indirizzo.
Fatto?
Bene.
Familiare, n’est pas?
Ok, l’esperimento prosegue: digitate how to build a bomb.
Cliccate sul primo risultato....
Complimenti! Secondo la tesi dell’accusa nel processo a TPB, avete appena dimostrato che Mountain View è in realtà un pericolosissimo covo di pazzi bombaroli!
Ma continuiamo, prego, vogliate seguirmi...ecco un altro siterello semisconosciuto.
Digitate nell’apposito campo di ricerca la seguente stringa: how to make a napalm bomb. Cliccate il primo risultato, e godetevi il simpatico filmatino.
Dannazione, siete circondati da pazzi!
Siete andati a verificare di aver chiuso la porta di casa con almeno tre mandate?
...
...
...
...
...
Bene, ora riprendete fiato e seguitemi.
Questa è una grossa parte del problema che si presenta se si comincia a considerare solo un po’ meno superficialmente il portato giurisprudenziale di una sentenza come quella di condanna a TPB: il mezzo viene equiparato al fine, e talora ricompreso in esso.
Lo riscrivo, che due volte funziona meglio, come i pizzicotti per risvegliarsi: IL MEZZO VIENE EQUIPARATO AL FINE, E TALORA RICOMPRESO IN ESSO.
Ecco, l’ho detto.
Tra le radiografie e la bomba atomica, non c’è differenza.
Tra il bisturi di Barnard e quello di Jack lo Squartatore, non c’è differenza.
Insomma, TPB ospita anche contenuti che violano le leggi sul diritto d’autore (sì, anche...perchè ospita anche le varie distro linux gratuite, come questa...), ma assieme ad essi se ne possono trovare altri la cui diffusione gratuita è assolutamente legale, poiché prevista dagli autori stessi (Firefox, Chrome, un cd musicale, pacchetti di foto in alta risoluzione...un bel po’ di roba, insomma).
Perché Google, o Canonical, o Mozilla tollerano o addirittura sponsorizzano la diffusione dei loro prodotti via torrent? Semplice, per almeno tre ottimi motivi: è un mezzo tecnicamente efficiente che non ingolfa i server aziendali, costa zero, ha amplissima diffusione. Ed altri ce ne sono, la lista è lunga...
Inutile dire che, per non rischiare di confondersi tra il cardiochirurgo e il serial killer, servono attenzione, conoscenza, buona fede e mancanza di conflitto d’interessi.
Tutto ciò che, purtroppo, molti titolari di bocche di fuoco mediatiche piuttosto importanti stanno dimostrando di non avere (con qualche meritoria eccezione).
Stay Tuned...
Mr.Frost
N.B. A cosa è dovuto l’ottimismo del titolo? Semplice: la storia di Internet è piena di questi tentativi, ed i risultati censori ottenuti sinora sono stati fortunatamente vicini al ridicolo: tanto per rinfrescare la memoria, secondo le major discografiche, la “morte” di Napster come sistema peer-to-peer “irregolare” avrebbe determinato una vittoria schiacciate del copyright e sancito una nuova era di prosperità per loro e di vendite stratosferiche per i CD originali. Sappiamo tutti com’è andata.
In questa specifica circostanza, non solo TPB continua regolarmente ad esistere ed essere fruibile, ma è in buona, anzi ottima compagnia; qualche esempio:
Colombo BT
Il Corsaro Nero
TNT Village
Torrentportal.com
BiteNova
Snarf It
Isohunt.com
Torrentspy.com
YouTorrent.com
Vuze.com
Torrentscan.com
Torrentz.com
Mininova.org
Torrentreactor.to
BTjunkie
Gamestorrents.com
PhoenixItalia.org
Capita l’antifona?
N.B.B. Invece, in Italia, abbiamo questo tipo di persone ad occuparsi di legiferare sui problemi della regolamentazione di internet e del diritto d’autore....
L’On. Carlucci
L’On. D’Alia
Harder, Better, Faster, Stronger

Ritorna la periodica crociata contro la tecnologia, rea presunta di creare rapporti superficiali, di alienare le menti dei fruitori assidui, specie se “giovini inermi virgulti in via di formazione”, e così via con tutto il corollario che ormai ben conosciamo di teorie sociologiche o presunte tali.
Qualche esempio recente?
Alberoni sull’abuso della rete e affini. (“interessante” il neanche troppo velato accostamento tra fruizione massiccia di Facebook, Youtube e altri siti particolarmente popolari e l’uso di cocaina e affini...)
Una presunta ricerca (in realtà sono deduzioni personali, pur se di fonte potenzialmente qualificata...) che sembrerebbe dar man forte al sociologo nostrano
Una minima lista degli inviti alla cosiddetta “Quaresima tecnologica” (anche se in realtà qui lo spettro è più ampio, e se espressi in altra forma taluni concetti sarebbero anche condivisibili...)
Insomma, tutti contro il mostro: preparate torce, forconi e quant’altro, inizia il party.
Ma come sempre, il problema è sfaccettato peggio di uno Swarovski, e basta cambiare il punto di vista per ritrovarsi letteralmente ad osservare “un altro mondo”.
Abbiamo più volte affrontato il discorso, chiedendoci ogni volta se il mezzo sia più o meno potente dell’uso che se ne fa.
Ma come può la nostra storia recente non essere giudicata abbastanza esemplificativa del fatto che è l’utilizzatore che determina l’orientamento della tecnologia disponibile, e non esistono tecnologie che siano intrinsecamente “buone” o “cattive”?
Dovremmo rinunciare al plutonio perché ci si possono costruire ordigni atomici, perdendo così la possibilità di alimentare, solo a titolo d’esempio, le sonde spaziali Galileo e Cassini?
Dovremmo eliminare Internet, perché oltre a Wikipedia, ormai vero e proprio paradigma dell’informazione distribuita (sia nella sua fruizione che nella sua costituzione), consente anche lo scambio di materiale pedo-pornografico?
O potremmo magari abolire Skype, in virtù della sua non facile intercettabilità e tracciabilità (che peraltro è cosa ben diversa dalla NON intercettabilità della quale si è parlato recentemente...), privando così milioni di utenti (16152943 al momento attuale connessi, secondo la mia copia...) della possibilità di comunicare in maniera veloce, efficace, semplice e gratuita con chiunque nel mondo abbia un accesso ad Internet?
Insomma, ancora una volta l’isteria e la necessità di un bersaglio grosso la fanno da padrone, ed ancora una volta tutto quello che si sa (o si crede di sapere) non basta ad arginarne l’avanzata, nè a limitarne gli effetti sui nostri evidentemente assai suggestionabili apparati cerebrali embedded.
Cosa si può fare di fronte al ripresentarsi (come detto ciclico, anche se il “ciclo” si sta riducendo preoccupantemente e la frequenza aumenta in modo sensibile) di questo spiegamento di artiglieria pesante?
Forse basterebbe chiudersi a riccio, consci delle proprie argomentazioni e disposti ad esprimere le proprie perplessità e obiezioni quando richiesto, ma nulla più.
Ma credo sinceramente sarebbe una sconfitta. Come se i medici rinunciassero a spiegare le malattie ai non laureati in medicina, “tanto non capirebbero”; o gli scienziati a divulgare le proprie scoperte al di fuori della ristretta cerchia dei loro pari disciplina e conoscenza, certi di non trovare riscontri di alcun tipo.
Forse (ed è l’ipotesi per la quale propendo da sempre) basterebbe avere un po’ più di fiducia in quello che troppo spesso con leggerezza colpevole viene considerato l’ “anello debole” della catena, e che invece ne rappresenta il discrimine, la forza, l’origine e lo scopo ad un tempo.
L’utente. Noi.
Stay Tuned...
Mr.Frost
Prove Tecniche...

Giuro.
Stavolta c’è una spiegazione.
... ... ...
... ... ...
Occhio! Non ho detto una VALIDA spiegazione.
Semplicemente una spiegazione.
Sto sperimentando la potenza degli snippets (che sembra parecchio La Forza Di Uno, ora che ci penso...e non è per nulla bello...).
Insomma, potrebbero esserci novità nell’interfaccia, in un futuro (dominato dai robot?
Cheers.
Stay Tuned...
Mr.Frost
InfoOdissea (o "dello sfigato tentativo di passare da Haloscan a JS-Kit, salvo poi scoprire che posso continuare ad usare tranquillamente i servizi del primo...")

Chi sono costoro? Semplice: i signori a sinistra sono i fornitori del mio attuale ed imbarazzantemente semplice da usare sistema di commenti ai post.
Quelli più a destra, fino ad un’oretta fa, personalmente equivalevano all’Anticristo (senza il fascino di “Sympathy For The Devil”, oltretutto...).
In parole miserrime, l’altro giorno, vagando sul sito di Haloscan per verificare alcuni settaggi del mio account, scopro che tale JS-Kit si è comprata l’azienda in questione. Nelle News trovo il solito, trionfalistico prodotto del marketing, nella forma di un comunicato che descrive le “magnifiche sorti progressive” del servizio Haloscan, ora che è “potenziato” da JS-Kit.
Letto e dimenticato, penso alla solita acquisizione commerciale senza ripercussioni sull’utenza, e cerco di capire perché la gestione dei commenti stia dando i ciocchi da qualche tempo.
Ma, sorpresa! Tra le pieghe dei pannelli di gestione, vengo invece a sapere che è in atto una vera propria “migrazione” più o meno forzata (o così pare) da un servizio all’altro, e che oltretutto la sincronizzazione dei dati tra i due servizi è su “invito” (ohibò!) di JS-Kit; invito che avrebbe dovuto essermi spedito via mail “in a few days”.
Morale della favola, ho provato a gestire i miei commenti da JS-Kit, il quale è oltretutto DECISAMENTE più potente di Haloscan (pure troppo, per le mie esigenze...), ma ahimè, terribilmente meno intuitivo.
Insomma, si sono pappati un po’ di commenti recenti (la seconda metà del 2008, circa), tra cui alcuni decisamente notevoli, solo per non essersi limitati ad una “transizione” puramente societaria e commerciale...
Odio senza confini?
In un primo tempo sì.
Poi, scoperto che posso restare con le attuali impostazioni (anzi, ho addirittura aggiunto il rating con le classiche e spietate stelline, dopo ogni post), la rabbia è alquanto scemata, complice una bella sessione di ascolto della mia libreria di iTunes, rigorosamente in modalità casuale, ed una tazza di tè in previsione per l’ora classica...
Ho quindi deciso di “ignorare” in una certa misura l’incidente, conscio oltretutto del fatto che anche i commenti persi sono fissati nella mia memoria, e quella è la cosa più importante...
Tutto questo ha però avuto anche un merito: farmi riflettere, una volta di più, su quanto mezzi a volte potentissimi, apparecchi ed oggetti dalle capacità incredibili, invenzioni che sfiorano (sfiorerebbero) il genio, siano penalizzati, azzoppati, addirittura stroncati dalla loro anti-intuitività, dalla guerra termonucleare globale che a volte sembrano dichiarare all’utente.
Interfacce man-machine che sono piuttosto machine-machine (nel senso che non è umano comprenderle...), ergonomia sotto la suola delle scarpe, istruzioni inesistenti, incomprensibili o peggio svianti, tutta una serie di superficialità di progettazione che rendono frustrante anche l’uso del più semplice dispositivo.
A tal proposito, suggerirei a chi fosse eventualmente interessato la lettura del bel saggio “La Caffettiera del Masochista” che, a partire dal geniale sottotitolo e dall’altrettanto affascinante illustrazione in copertina, ci guida attraverso un percorso di “redenzione”, spiegandoci come le nostre difficoltà ad utilizzare oggetti spacciati per “comuni” non dipendano da una nostra imbarazzante incapacità, bensì dalla cattiva progettazione che li ha generati...
Uomo comune batte progettista sadico, 1 a 0.
Stay Tuned...
Mr.Frost
Time Machine

Signore e Signori, questo è Google.
Sì, Google. Il “gigante di Mountain View”, IL motore di ricerca, l’entità Internet talmente pervasiva ormai delle nostre vite da essersi meritata un verbo apposta sul vocabolario (to google).
Ai suoi esordi.
Chiaramente, il merito di aver salvato uno screenshot della versione Beta di Google non va al sottoscritto, bensì ad uno dei servizi più utili e “romantici” del Web, la WayBack Machine.
Funzione a mio avviso basilare dell’Internet Archive, la WayBack Machine permette, previo inserimento di un URL qualsiasi, di scorrere le varie versioni di quel sito che si sono succedute nel tempo.
Tanto per rendere l’idea delle dimensioni dell’archivio, inserendo www.google.com come indirizzo, vengono restituite ben 2908 pagine, ciascuna delle quali rappresenta uno “snapshot” del motore di ricerca più utilizzato del web in un suo momento di vita.
.....e qui viene il punto.
Spesso, Internet viene più o meno esplicitamente riconosciuta ed etichettata come un mondo in rapidissimo cambiamento, nel quale poco posto è riservato alla Storia, e prevedibilmente quasi nessuno alla storia (intesa come evoluzione quotidiana, cronaca...).
Si suppone che nessuno abbia interesse a sapere da dove proviene uno qualsiasi dei “flussi di elettroni” che compongono uno dei nostri URL preferiti, ancor meno com’era la “versione beta” di un qualunque, sfolgorante, platinatissimo servizio “cool 2.0”.
Eppure... eppure anche Internet ha bisogno di storia. Ciò che rende interessante (affascinante, entusiasmante, mitico persino) un sito, un marchio, una società, è il fatto di avere una storia.
Quanta parte della “mitologia” di Apple, Google, Facebook, sta nelle loro origini?
Il garage in cui Jobs e Wozniak concepirono il computer “for the rest of us”, il laboratorio universitario nel quale due ragazzi fino a quel momento sconosciuti misero a punto L’algoritmo di ricerca, la giovanissima età di colui che sta tenendo le redini del social network più in voga...fanno sì che nomi, marchi altrimenti astratti e passibili di rimanere solo una goccia nel mare, diventino identificabili da chiunque.
Insomma, il regno del temporaneo, Internet, ha come tutto e tutti bisogno di storia; di sapere da dove si viene, anche un po’ per capire verso dove si stia andando, e come arrivare nel modo migliore dove si vuole.
Stay Tuned...
Mr.Frost
P.S. Wewishyouamerrychristmas,
wewishyouamerrychristmas,
wewishyouamerrychristmas,
andahappynewyear!!
Buon Anno!
YouTube On the Rock...
E' bello essere smentiti, talvolta...

Notizia di qualche tempo fa, ma non ho quasi mai abbastanza tempo per scrivere quanto vorrei...
La faccia qua sopra (per coloro che non riuscissero a leggere dall’immagine...), è quella del Cardinale Arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe.
Il quale ha un account ed un gruppo UFFICIALI su Facebook.
Da qui, ovviamente, il mio titolo ed il mio stupore.
Sì perchè, nella mia modesta esperienza, coloro che “dall’interno” costituiscono una pregevole eccezione al ben noto (e ahimè comprovato nella maggior parte dei casi...) “immobilismo tradizionalista” vaticano, sono per lo più appartenenti al cosiddetto “basso clero”; raramente le innovazioni, per quanto sentite e diffuse nella società cui anche la Chiesa deve fare sempre obbligatoriamente riferimento, pena la perdita della propria raison d’etre, vengono dalle alte sfere. E questo, com’è ovvio, rende ancor più significativo l’evento.
Certo, se proprio era lecito aspettarsi uno “scatto di modernità” da qualcuno, il Cardinale Sepe era il candidato ideale: “organizzatore” del Giubileo 2000, vicinissimo a Papa Giovanni Paolo II, autore, subito prima della cerimonia solenne in Duomo a Napoli per la sua nomina a Cardinale Arcivescovo della città, di una visita pastorale a Scampia, nel cuore del territorio degli scissionisti...insomma, uno con le idee chiare ed una visione ben più ampia del ristretto orizzonte propriamente ecclesiastico.
Ciononostante, ripeto, l’atto mi pare significativo e, perchè no, di buon auspicio...e dunque, prendendo in prestito le parole che lo stesso Cardinale rivolse a Benedetto XVI in visita l’anno scorso: “a Maronna t'accumpagni!”.
Stay tuned...
Mr.Frost
A volte basta un'immagine...

...che, come si sa, vale più di... eccetera eccetera...
Se è vero come è vero che la comunicazione visuale è decisamente più efficace di quella semplicemente testuale (altrimenti, a che servirebbero gli spot con le varie Hunziker, Marcuzzi, Canalis, i calendari di Max, GQ, Men’s Health e la presenza di Cristina Chiabotto in un programma NOMINALMENTE sportivo? ), allora questo sito svolge una funzione piuttosto utile, a metà com’è tra il ludico e il serissimo...a seconda dell’uso che se ne preferisce fare.
Ed i risultati sono anche, talvolta, esteticamente gradevoli, un certo non so che di avanguardia russa e futurismo...
Ok, sto delirando, la smetto...
Stay Tuned...
Mr.Frost
P.S. questa è una “word cloud” su melapenso...interessante la forma, oltre al contenuto...
Melapensiero...Think (Very) Different.

Comunicazione di servizio
E’ nata Melapenso, una nuova community con l’ambizioso obiettivo di costtuire un punto di riferimento per tutti quei MacUsers che credono fermamente che “Think Different” NON SIA solo uno slogan pubblicitario...
Un progetto ambizioso, ma che ha tutte le carte in regola per riuscire nel suo intento, che è anche quello di formare una community “atipica” fondendo il meglio degli strumenti che Internet sa offrire, e mettendoli al servizio della voglia di “melapensare” degli utenti...
Stay Tuned...
Mr.Frost
Uno, Due Tre.....Revival!
Se sei sulla trentina
....ti scenderà qualche lacrima dagli occhi.
Lo scopo di questa missiva é quello di rendere giustizia a
una
generazione,quella di noi, quelli che vedono la casa acquistata
allora dai
nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno
la propria
fino ai 60 anni.
Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla
luna,non
abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum
per l'aborto
e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia
'90.
Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo
ideali,
mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di
quanto sapranno
mai i nostri fratelli minori e discendenti.
Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però
ci
sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto
tutto,
nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto
tutto, e
nessuno glielo dice.
Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le
biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella,
e allo stesso
tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai
parchi di
divertimento o aver visto i cartoni animati a colori.
Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa
di
elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu
con bande
bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di
marca le abbiamo
avute dopo i 10 anni.
Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e
non Halloween,
quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la
Maturità e i
pionieri del 3+2...
Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto
sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills
(ti
piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che
delusione).
Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli
di
Georgie,abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato
con Cristina
D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon.
Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la
droga.
Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come
Co.Co.Co. e quelli per cui non gli costa niente licenziarci.
Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se
non avessimo
vissuto nessun avvenimento storico.
Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il
muro di
Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria
nella Stanza
Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della
nostra
generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan,
Iraq,ecc.); abbiamo
gridato NO NATO, fuori le basi dall'Italia, senza sapere molto bene
cosa
significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre.
Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di
chiunque altro,abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e
credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero.
Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di
Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in.
Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di
Bud
Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e
Nik Kamen, e
gli ultimi a usare dei gettoni del telefono.
Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca
Perduta.
Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba
Bubba erano
male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di
zucchero come
resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci
puoi
giocare..."), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego
a forma di
mattoncino, dei Puffi, i Voltrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì
Ayuara,
l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man,
Lamù,Creamy, Kiss Me
Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la
casa di Barbie
di cartone ma con l'ascensore.
La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine
vanno insieme.La generazione che non ricorda l'Italia Mondiale '82,
e che ci
viene un riso smorzato quando ci vogliono dare a bere che l'Italia
di quest'anno
è la favorita...
L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il
portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza
15 giorni.
L'ultima generazione degli spinelli...
Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora
vivi:
viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e
senza
air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome
da classe
turista.
Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali
con chiusure a
prova di bambino.
Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o
i gomiti.
Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle
penitenze era
bestiale.
Non c'erano i cellulari.
Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in
una cartella
che raramente aveva glispallacci imbottiti, e tanto meno le
rotelle!!
Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi ,al limite
uno era
grasso e fine.
Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai
infettato.
Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre
madri sistemavamo lavandoci la testa con l'aceto.
Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali
televisivi,dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce
la spassavamo
tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto;
bevevamo
l'acqua direttamente dalle fontane dei parchi,acqua non
imbottigliata, che
bevono anche i cani!
E le ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere
e giocando al
gioco della bottiglia o a quello della verità, non in una chat
dicendo
Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità
e
abbiamo imparato a crescere con tutto ciò.
Tu sei uno dei nostri? Congratulazioni!
Siamo i migliori...
Stay Tuned...
Mr.Frost
Non di sola HD vivrà l'uomo...
Questo articolo spalanca un bel tunnel spazio-temporale direttamente dal nostro cervello malato di quasi trentenni (per chi lo è...) ai magnifici anni ‘80 dei videogames...
...in pratica, il grande popolo giapponese, che per sopravvivere compensando il ritmo di lavoro alienante, lascia libero sfogo ai deliri più allucinanti (mi sono bastate due settimane di tv giapponese per capire che NON E’ un luogo comune...
Il simpatico omino in foto

si cimenta infatti con alcune pietre miliari della storia dei videogames, note anche (in alcuni casi soprattutto) per la loro allucinante difficoltà...non avete mai visto il finale di Ghosts ‘N’ Goblins? Vi siete sempre domandati come fosse la vita dopo l’ultimo terrificante superboss di MegaMan2?
Nessun problema, Shinya Arino, l’attore comico protagonista semiassoluto (beh, ci sono anche i giochi...giusto?) della rubrica “Retro Games Master”, vi toglierà questi ed altri sfizi...
La trasmissione è in onda solo in Giappone, e si parla di un suo “tentativo di lancio” negli Stati Uniti, con una prima proiezione di due “puntate pilota” al 7° New York Asian Film Festival, commentate e sottotitolate in Inglese...ci voranno eoni prima che, eventualmente, qualche anima pia di un canale italiano (sarei pronto a scommettere COMUNQUE satellitare) pensi anche solo vagamente a portarcelo in casa...
...ma tant’è, San youTube ci viene in soccorso ancora una volta: digitando Shinya Arino o Game Center CX (nome della trasmissione giapponese “contenitore” di Arino’s Challenge/Retro Games Master), avremo un po’ di soddisfazione, almeno visiva...(mica saprete tutti il giapponese, vero?)
Che la lacrimuccia scorra...
Stay Tuned...
Mr.Frost
VOIP per iPhone...
Qui qualche dettaglio aggiuntivo...non si dice comunque granchè, ma basta ed avanza a stimolare l'acquolina, direi...
Le opzioni realistiche sono due: la prima prevede che questo sia semplicemente uno dei più clamorosi e meglio pensati esempi di vaporware che abbia mai visto... (a parte Duke Nukem Forever...)
La seconda, decisamente più confortante, dice che sentiremo parlare, si spera presto e sicuramente a lungo, di questo "programmino"...
Stay Tuned...
Mr.Frost
Addicted to bass...ehm, to blog... 
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...oddio, c'è pure chi ha fatto e farò molto peggio, come il pregiato estensore di Tuttofinto da cui ho tratto il link per questo meravigliosamente autoironico test, ma tant'è...
P.S. Casomai qualcuno malato come il sottoscritto si chiedesse da dove viene il titolo del post... studiate!
Stay Tuned...
Mr.Frost
Local Goes Global, Again...

...no, perchè poi altrimenti i luoghi comuni prendono il sopravvento...e non è mai una cosa bella, tanto meno utile.
Vivo felicemente in una città accusata troppe volte di essere chiusa, diffidente, poco aperta alle novità o incapace di sfruttarle a dovere...ebbene, fa piacere ogni tanto una così clamorosa smentita:
Questo è il sito internet della Città di Genova...e fin qui nulla di strano, poichè anche il salumiere sotto casa ormai ne possiede uno, ed il sottoscritto è la dimostrazione lampante di ciò...
...il bello è che questo, invece, è il canale youtube ufficiale del comune... ecco, giusto per precisare, se digitate "Rome " nel campo di ricerca canali di Youtube, non esce una cippa...e alla voce "Milan", troverete solo le imprese di Baresi e soci...
Quindi, onore al merito di una città che lavora nel silenzio (e neanche tanto, recentemente: avete notato quanti film e video, musicali e non, "sfruttano" Genova come palcoscenico? Solo per citarne qualcuno, il singolo di lancio dell'ultimo album dei Negramaro, salentini, il bellissimo e amarissimo "Giorni e Nuvole" e "Uno su due" con Fabio Volo...evidentemente, l'agenzia per la promozione dell'immagine urbana ha fatto un gran bel lavoro, bravi!) per migliorarsi, rendersi attrattiva nei confronti dei turisti e vivibile per i residenti, pur con molta strada da fare....
Speriamo sia un "trend" continuo...
P.S. GRAZIE 1.000.000 di volte a Evilmax per l'uso di questa SUA fantastica foto...spero sempre in una prossima sezione fotografica insieme, amico...
Stay Tuned...
Mr.Frost
Il "network" si estende...
Ghost Without The Shell....
E torniamo con un altro "caso Leopardo" (vedi qua per chiarimenti...), ma questa volta su scala globale.
Gira in rete un filmato, spacciato ovviamente per un "real security footage", che mostra una serie di quattro telecamere (presunte di sicurezza, appunto).
In una delle quattro, piazzata all'interno di un ascensore, si può vedere un simpatico siparietto tra due tizi dai lineamenti evidentemente orientali, che chiacchierano amabilmente, "seguiti" al momento della loro uscita dall'ascensore da quello che sembra essere un fantasma.
Ecco, appunto: dopo che avete finito di ridere, possiamo andare avanti....
...no, prendetevela pure con comodo, è successo anche a me...
Comunque, il video è carino, di buona fattura tecnica (anche se i soliti, devastanti iperespertisotuttoioamenonmifregate che commentano YouTube hanno già fatto a gara a trovar le magagne, qualcuno addirittura si è detto "non convinto dal framerate, inadatto ad una vera telecamera di sorveglianza"....seee, vabbè...ma godetevi la vita...) e se si sta al gioco decisamente apprezzabile...
Il link al termine del filmato stesso fornisce chiarimenti per "svelare il mistero".
Si tratterebbe infatti di un video "promozionale" di una società di collocamento, la GMP Group (dall'altisonante motto di "Shaping destinies"), incentrato a loro dire sui "pericoli derivanti dal lavorare fino a notte fonda".
Al di là del fatto che io, e penso parecchia altra gente, avrebbe preferito continuare a crogiolarsi per un altro po' nel gioco di credere davvero all'esistenza di questa terrificante vecchietta fantasma, non si può non apprezzare l'ingegnosità nello sfruttare quello che è il media principe della comunicazione virale, e non solo, dei nostri giorni.
Youtube sta diventando sempre più "terra di conquista" per sperimentatori visivi e di marketing d'ogni genere, e questo contribuirà, se siamo fortunati, ad alzarne parecchio il livello medio, almeno tecnicamente.
Stay Tuned...
Mr.Frost
Comunicazione Virale?!?

Punto primo: non so se sia vero.
Punto secondo: non mi interessa se sia vero.
Punto terzo: non credo sia importante ai fini di determinare l'importanza del fenomeno.
Dopo questa infarinatura rapida di non-giornalismo, veniamo alla succosa (?!?) trama...
Questo signore dice che ha perso il suo Leopardo domestico.
Esatto.
Leopardo.
Non cose del tipo: "Ommioddio aiutatemi, mi è scappata da tre minuti la tartaruga, chissà dove sarà arrivata già...".
No, il cucciolo sarebbe scappato dal giardino di casa, ed il proprietario è naturalmente affranto...
Per tornare ai tre punti di cui all'inizio, se il tizio ha davvero perso il leopardo, gli auguro (e ci auguro...domestico o no, non vorrei incontrarlo di notte...) di ritrovarlo quanto prima.
Se, come seriamente sospetto, è un riuscito ed ammirevole esempio di "marketing" (in senso lato) virale, allora onore al merito...davvero un bel lavoro, cui auguro il più ampio successo in quanto esperimento decisamente affascinante...
Stay Tuned...
Homer Simpson e Petition OnLine...

Grazie alla segnalazione su ItaliaMac, ho scoperto questa meravigliosa petizione online...roba che Homer Simpson sottoscriverebbe subito...
Petition Against Gravity on Earth
Da firmare solo per contribuire alla genialità su Internet.
D'OH!
Stay Tuned...
Standard e aperture mentali....

Alzi la mano chi non apprezza gli standard tecnologici...ok, quest'ottanta per cento dei presenti può riabbassarla... (scherzo...)
Limitando a quest'ambito la definizione, è evidente che gli standard sono una delle poche cose che ci salva sistematicamente dall'esaurimento nervoso ogniqualvolta utilizziamo un apparecchio "tecnologico" (tecnologia a qualunque livello di complessità, beninteso...).
E prescindendo dalla teoria e dalla filosofia, che distinguono fra standard veri e propri, coordinati, codificati e le cui specifiche sono stabilite a tavolino (es. HTML, CSS, XHTML), e standard "de facto", diventati cioè tali per semplice utilizzo massivo (chi meglio di .mp3 e .doc può spiegare?), gli standard comunque ci semplificano la vita.
Fanno sì che, quando vogliamo scambiare la foto del cane o del figlio neonato, o il video appena scaricato da YouTube del tizio che si fa malissimo facendo il figo, con il cellulare di amici/colleghi/parenti, non ci dobbiamo preoccupare di righe di codice, stringhe di inizializzazione modem, propagazione di onde radio o altre astrusità fisico-tecniche: semplicemente, si attiva una funzione del nostro apparecchio, pigiando al massimo due/tre pulsanti, et voilà.
Gli standard sono quelli che fanno sì che possiamo passare all'amico il disco spettacolare o il film da vedere assolutamente, in una qualità perfettamente aderente all'originale, e che ci consentivano di farlo già decenni fa ( con perdita di qualità ) per audio e video.
Sono quelli che ci pemettono, quando riceviamo un'email testuale o un SMS, di dedicarci esclusivamente a decifrare in che cavolo di pseudoitaliano il nostro interlocutore abbia scritto, e non quale codifica del testo abbia utilizzato.
Viva gli standard, sempre e comunque, allora? In linea teorica, certo...ma tra il dire e il fare c'è di mezzo "e il" (grandi Elio e le Storie Tese).
Ed ecco che nel nostro meraviglioso mondo di sole, amore ed interconnessioni immediate e senza problemi con chiunque, irrompe la dura realtà, sotto forma di due aberrazioni tipiche : la cattiva applicazione degli standard stessi, o il loro voluto non supporto, e la scarsa apertura mentale di chi li adopera.
Per ciò che riguarda il primo punto, beh, c'è poco da dire: la cattiva implementazione degli standard, o la loro totale mancata implementazione, addirittura, fa sì che i danni siano di gran lunga superiori ai vantaggi. Questo perchè, oltre a determinare l'incomunicabilità tra dispositivi, introduce nell'utente l'ancor più pericolosa "false confidence": la sicurezza infondata nei propri strumenti, e nel supporto che la tecnologia può garantirgli in caso di necessità.
Esempio banalmente terrificante: non tutte le lastre mediche digitali ( i file da cui poi volendo si possono estrarre le stampe classiche, ma che vengono utilizzati anche a sè ) sono come si dice "cross-platform", ovvero compatibili con più sistemi operativi (leggi: S.O. diversi da Windows...o da alcune versioni specifiche di Windows...). Inutile proseguire con la trama, la problematicità degli sviluppi è evidente, direi...
Ma senza arrivare a questioni di vita o di morte, rimanendo in ambito "banalmente" lavorativo...siete sicuri che i dati, i vostri preziosissimi dati su cui avete speso ore ed ore, siano cross-platform o addirittura cross-version? Che succederebbe se la vostra meravigliosa presentazione Web dell'ultimo, fighissimo progetto, che potrebbe portare al vostro studio tanti soldi da dover assumere qualcuno per contarli, e a voi un avanzamento di carriera stile "piante di ficus" di fantozziana memoria, non dovesse funzionare sul computer della sala riunioni? Magari perchè il browser installato non è lo stesso del vostro portatile, o perchè è un'altra versione, ed interpreta i dati in maniera differente?
(Questo spiega il VERO motivo del boom delle chiavette USB a capacità sempre maggiore...ne prendo una da 8 GB perchè il progetto pesa 4 MB, ma il resto mi serve per metterci i programmi da installare...
Più complesso, e per certi versi complementare, il problema dell'apertura mentale da parte dell'utilizzatore.
Assodato che il mondo delle interconnessioni perfette e della compatibilità totale al momento è un sogno irrealizzabile ( e tanta parte hanno in questo pure e semplici politiche speculative commerciali, che approfittano di posizioni dominanti per ignorare gli standard o imporne di propri ), che fare per essere sicuri di poter lavorare sempre e comunque al massimo, e di consentire agli altri di fare lo stesso?
Non potendo avere sempre con sé le proprie macchine, e non potendo pretendere che gli altri si adeguino alle nostre scelte hardware/software, si tratta solo di collaborazione e coordinamento.
Già, tutto qui...
Può un laboratorio di informatica, magari di livello universitario, definirsi tale senza un supporto ad almeno i tre sistemi operativi principali attualmente in uso?
La risposta, ognuno la dia tra sé e sé.
Può un professionista non curarsi delle esigenze tecniche del cliente? Avete mai avuto a che fare con gente che ragiona così: io ho i miei metodi e i miei mezzi, quindi tu devi adattarti senza possibilità di scampo alla situazione? Se qualcuno ha risposto sì, so già cosa risponderebbe alla domanda: l'avete considerato un PROFESSIONISTA?
L'esistenza di standard più o meno validi, universalmente accettati e diffusi, non dovrebbe mai farci perdere di vista il fatto che non siamo nel mondo di marzapane...questo in misura tanto maggiore quanto dalle nostre scelte e dalla nostra apertura mentale dipende il buon lavoro degli altri, e perchè no, la riduzione della nostra ed altrui fatica nello svolgerlo.
Stay Tuned...
Mr.Frost
P.S. Un grazie a Desktop Tales per essere, assieme a The Joy of Tech, la miglior "bocca della verità" su tutto ciò che riguarda il fittissimo e complesso rapporto tra informatica, tecnologia e costume...
