Deliri dal passato...

Tramonto 2

"Spostati, che mi copri il sole".
Alessandro il Macedone, il Grande, rimase in silenzio.
Poteva sentire attorno a sé la sorpresa e, sì, anche lo sdegno del gruppo di persone che lo seguiva, come sempre faceva nei suoi spostamenti.
Tutte persone fidate, quasi tutti amici del Principe da tempo immemorabile, e che proprio per questo loro stretto legame avevano avvertito la risposta vagamente (e neanche poi così tanto vagamente) strafottente del vecchio come una offesa diretta, oltre che alla maestà di Alessandro, anche alla loro persona.
La reazione delle guardie, a dire il vero abbastanza velata, che avevano cominciato ad estrarre le spade, pronti a colpire al minimo cenno, doveva aver riscosso Alessandro dallo stato catatonico in cui sembrava essere precipitato, perchè fece un passo verso l'uomo sdraiato, e disse: "Tu non sai, evidentemente, vecchio, con chi stai parlando, nè sei al corrente del fatto che io posso disporre della tua vita. O forse questa tua manìa è dovuta a qualche demone che ti possiede".
"Io so benissimo con chi sto parlando. Tu sei Alessandro, quello che chiamano il Grande; dicono tu sia l'uomo più potente d'Oriente e d'Occidente: non so se sia vero, ma so che hai abbastanza potere per rovinarmi la giornata, cosa in cui peraltro stai riuscendo egregiamente".
"Non so dove tu voglia giungere con questo tuo atteggiamento, vecchio, ma se il tuo obiettivo era quello di farmi arrabbiare, beh, sappi che ci stai riuscendo".
I cortigiani si scambiarono occhiate soddisfatte: uno dei consiglieri abbozzò un commento sula tempra di Alessandro.
"Allora posso considerarmi soddisfatto; giacché, in questo modo, tu serberai un ricordo nitido di me. Gli adulatori e le loro sequenze di falsi, ridondanti complimenti, appiccicosi come il miele dell'Imetto che ti addolcisce i banchetti, ma impasta il vino e la bocca, vengono presto dimenticati. Ma quelli che ci criticano, che ci fanno sentire piccoli ed insignificanti, oh, se ce ne ricordiamo! Volenti o nolenti, le loro parole ci resteranno impresse per sempre nella mente".
"Ritieni dunque che il solo modo per farsi ricordare veramente dalle persone sia quello di farsi ricordare in negativo? Eppure, tanti sono ricordati per ciò che di buono hanno fatto, mentre si tende a dimenticare i seminatori di zizzania".
"Tu, Macedone, confondi l'esteriorità con l'animo dell'uomo. Tutti vogliono dimenticare coloro che li hanno feriti, ma nessuno riuscirà veramente a farlo".
"Solo i provocatori restano...". Alessandro meditò a lungo, mentre il sole andava a tuffarsi, più rosso del solito, in un mare blu cupo. "Certo, è affascinante...".
"No, per niente. E' terribile; terribile perché l'unica cosa su cui si può far leva per convincere un uomo è l'amor proprio. La ragione, come sempre, ha un ascendente troppo debole. Il giorno in cui si riuscirà a convincere un uomo, con la sola forza di argomentazioni logiche, ad abbracciare un'idea di cui non sia già più che convinto, la terra si spalancherà sotto i nostri piedi e l'Ade ci inghiottirà tutti".
Alessandro se ne andò senza dire una parola, stupefatto e ammutolito come all'inizio della nostra storia.
Qualcuno dice che, mentre guardava il Macedone allontanarsi contro il sole (sole di cui finalmente poteva di nuovo godere, sebbene ormai fosse solo uno spicchio rosso fuoco, come di metallo incandescente che andasse a temprarsi nel mare), Diogene di Cirene, filosofo cinico, in una delle rarissime occasioni in tutta la sua vita, sorrise.
Fonti che si reputano più informate sostengono che egli si sia semplicemente ritirato nella sua botte, borbottando qualcosa sulla bella giornata andata sprecata a spiegare ad un poppante finto greco cose che non avrebbe mai capito.
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