Il labile confine tra espressione ed imposizione

ru486

L’hanno rifatto. E probabilmente lo rifaranno sempre.

Non mi dà fastidio che il Vaticano esprima la sua (prevedibile) posizione sull’introduzione della RU486.

E’ che, per dirla con il poeta, “il modo ancor m’offende”.

Non riesco, non riesco per quanto mi sforzi a concepire il fatto che una parte, indipendentemente dalla propria consistenza numerica, influenza culturale o sociale, storia o che altro, possa ritenersi depositaria della Verità.

Non la verità, quella confutabile, quella soggetta a verifica o talmente basata su opinioni soggettive da rientrare quasi completamente nel campo delle opinioni.

No, la Verità. Su tutto, tutti e sempre.

Mi dà fastidio il tono, ultimativo, assoluto, ad escludere qualsiasi altra opinione, che utilizzano in molte, troppe circostanze.

Bandendo l’opinione e sostituendola con la Verità (presunta, parziale, opinabile), si finisce inevitabilmente con lo sfociare nel fanatismo.

Ancora peggio, a mio avviso, è il nuovo appello (con tanti e tali precedenti da farlo ormai rientrare nel “modus operandi” vaticano) all’obiezione di coscienza, rivolto ai medici; sia per il tono (sul genere “siamo sicuri che nessun medico che capisca il valore della vita umana prescriverà o somministrerà la pillola”, quindi a metà tra “l’avvertimento” e la presunzione di giudicare l’integrità o lo spessore morale di chi non fosse eventualmente d’accordo), sia nel merito.

Sottintendere per l’ennesima volta che la morale cattolica, un sistema di valori religioso, sia superiore in dignità alla Legge di uno Stato, è civilmente inconcepibile e dimostra un assoluto disprezzo per la pluralità delle opinioni.

Se volessi vivere in uno Stato Teocratico, mi trasferirei in Iran, dove il capo del governo vede la sua nomina pienamente legittimata solo in virtù della “ratifica” da parte della suprema autorità religiosa (che poi le elezioni siano state evidentemente e grossolanamente truccate, va solo a maggior vergogna di tutti gli attori).

Una parte del problema, certo, forse la parte più consistente, è però costituita dalla “claque” che sempre accompagna, sostiene e fortifica, financo arrivando a legittimarle, posizioni del genere. Perché il calcolo politico non può e non deve passare sopra la possibilità di scelta, sopra il rispetto delle opinioni diverse, sopra la libertà di ognuno di condurre la propria vita come ritiene più opportuno, con l’unico, ovvio ed opportuno vincolo imposto dalla necessità di concedere agli altri la medesima opportunità.

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Mr.Frost